Roberto Galoppini

Definizione di open standards: modifiche dal "basso" a ODF

Qualche giorno fa ho scoperto che Giuseppe Castagno è riuscito a farsi accettare una proposta di modifica allo standard ODF,
riguardante gli indici. Se è vero che l'interesse a modificare uno standard può non interessare tutti gli utenti, è pur vero che la possibilità di farlo è un diritto che dobbiamo tutelare, per garantire il quale sono necessari corpi di standardizzazione aperti a tutti i portatori di interesse. Alcuni paesi si sono posti il problema.. e noi?

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Roberto Galoppini Comment by Roberto Galoppini on April 23, 2008 at 6:03pm
La questione è che la certificazione della compliance oggi non è di interesse di ISO, mentre ETSI sembra che si stia candidando per questo ruolo. Personalmente auspico un coinvolgimento più diretto delle nostre istituzioni europee, ad esempio tramite le apposite commissioni già esistenti.

Circa la reference implementation mi è giunta voce che Chiariglione si stesse impegnando in questo senso, ma purtroppo ho mancato l'occasione di un suo intervento qui a roma per chiedergli lumi a riguardo. Non essendo in alcun modo trasparente il processo purtroppo a noi esterni non è dato sapere chi ha detto cosa, quindi siamo al "he said she said". Peccato.
Carlo Daffara Comment by Carlo Daffara on April 23, 2008 at 5:21pm
La certificazione della compliance (tramite una applicazione open ad hoc) era una delle proposte italiane, purtroppo ritenuta non interessante a sufficienza (altri paesi avevano proposte simili, ma il BRM era gia' troppo pieno per discuterla). Nel caso dell'MPEG c'e' la reference implementation (in realta' ce ne sono due, e nel caso di MPEG4 una era di Microsoft), mi sarebbe piaciuto vedere la proposta portata avanti; ma la discussione e' rapidamente morta all'osservazione "la reference implementation c'e' gia'". Al momento, la compliance e' verificabile solo come compliance degli XML schema, e quindi non ha alcun valore semantico ma solo sintattico.
Roberto Galoppini Comment by Roberto Galoppini on April 23, 2008 at 5:10pm
L'iscrizione al JTC1 è necessaria per il voto, un momento fondamentale nel processo di definizione di uno standard. Se fosse stato possibile evitare di pagare 2000 euro immagino che le associazioni e le imprese coinvolte che conosco avrebbero evitato un onere del genere.

Per chi invece come Giuseppe Castagno e come lui partecipa per il semplice desiderio di contribuire al miglioramento di uno standard, qualunque fee rappresenta una barriera rilevante all'ingresso. Il punto infatti è che oggi gli standard non sono più, dominio dei soli "creatori", ma sono diventati sempre più oggetto di desiderio per gli "implementatori" e, non ultimi, gli "utenti".

Circa le numerose critiche espresse nei confronti del processo, che peraltro hanno visto anche l'italia sulle pagine di famosi blogger attivi nel campo ( Bob Sutor, Jan van den Beld), non so se a eliminarle sarebbe stato sufficiente un diverso modello organizzativo, visto e considerato gli interessi in gioco. Certo la trasparenza del processo sarebbe un punto di inizio, così come richiesto dallo "open document" che citavo prima.

Rimane che al momento nessuno si stia interessando della reale aderenza agli standards ISO in materia di office automation, un punto sul quale rischiano di cadere tutti i discorsi di interoperabilità. Quando ne ho parlato ad OMAT gli unici che avevano qualche proposta in merito erano gli implementor di PDF (Adobe), con una soluzione proprietaria per la certificazione della compliance, qualcosa che ho invitato loro a sottomettere ai corpi di standardizzazione. Anziché fare cassa con le fee di ingresso infatti sarebbe auspicabile che i corpi di standardizzazione si facessero pagare per certificare la compliance, così come accade per tanti altri standard. Pare anche che non sia l'unico a pensarla così, molto prima di me Perens auspicava altrettanto.
Carlo Daffara Comment by Carlo Daffara on April 23, 2008 at 1:50pm
Iscriversi al JTC1 e' necessario solo per alcune delle attivita' di standardizzazione legate alla conversione tramite voto di un proposed standard; ad esempio, l'insieme delle proposte italiane per OXML e' stata fatta dal gruppo SC34, e JTC1 ha ratificato tali proposte (cosa che del resto accade anche negli altri paesi). In questo senso, per chi vuole partecipare alla stesura degli standard la presenza nei soli technical committee e' sufficiente per ISO e IEC, rendendo il problema del costo un fatto relativo (non che 340 euro non siano pochi- preferirei in ogni caso che la barriera di ingresso sia ancora piu' bassa).
Il problema risulta ancora la mancanza di trasparenza in molti standard bodies, e il fatto che esista un parametro "discrezionale" in molte decisioni prese (e uno dei motivi delle molte critiche al processo ISO/OXML). In un regime di totale trasparenza, vedi W3C o IETF, le critiche sarebbero state di gran lunga minori, e il processo sarebbe forse stato piu' semplice.
Roberto Galoppini Comment by Roberto Galoppini on April 23, 2008 at 12:44pm
Kretchmer ha fatto un grande lavoro nel definire i parametri che rendono, o non rendono, un corpo di standardizzazione "aperto". L'accesso viene appunto distinto in accesso agli incontri (open meeting) ma anche ai documenti (open document), ma questo è ancora parziale, visto che poi bisogna vedere come si arriva a prendere decisioni che tengano conto dei pareri dei diversi portatori di interesse (consensus).

Tornando alla questione ISO, la partecipazione al JTC1 costava circa 2000 euro, e per partecipare alla discussione occorreva averla regolarmente pagata. Per me, insisto, è fortemente discriminante.

Per quanto riguarda le modalità di raggiungere il consenso l'analisi commissionata dalla Danimarca, nonché la matrice di Kretchmer, forniscono indicazioni utili a comprendere le diversità esistenti tra i diversi corpi, ma la complessità del problema e le possibili implicazioni di una scelta in un senso o nell'altro richiedono attenzione e lungimiranza.
Carlo Daffara Comment by Carlo Daffara on April 23, 2008 at 12:14pm
In realta' dovrebbe esserci la distinzione tra partecipazione e visibilita'; ossia ci puo' anche essere un costo di ammissione (in fin dei conti per SC34 e' attorno ai 340 euro) ma deve essere possibile, senza costi, osservare il processo e come una certa procedura e' stata seguita. Il mio modello ideale e' senza dubbio IETF, molto technology oriented e trasparente, ma anche IEEE e OASIS sono paragonabili (pur se con qualche burocraticizzazione in piu'). Inoltre, sembra curioso ma piu' i processi sono trasparenti maggiore sembra essere la velocita' di adeguamento degli standard...
Roberto Galoppini Comment by Roberto Galoppini on April 23, 2008 at 11:59am
Sollevi una questione molto importante, sulla quale sto battendo. Come sai, visto che hai recentemente partecipato al processo di standardizzazione di uno standard ISO e per questo hai dovuto sostenere dei costi, l'accesso a questi corpi richiede il pagamento di una fee, peraltro non trascurabile. Personalmente ho scelto di non entrare nel processo di standardizzazione, ciò non toglie che se avessi voluto farlo oltre a fare volontariato avrei dovuto sostenere anche delle spese, o cedere alle lusinghe dei potenziali sponsor.
La mia scelta a riguardo è quella di lavorare perché questi corpi adottino politiche diverse, ed andrò a sostenere questa mia tesi proprio in casa di uno dei più importanti stakeholder l'8 maggio all'evento organizzato da IBM per le pubbliche amministrazioni italiane.
Carlo Daffara Comment by Carlo Daffara on April 23, 2008 at 11:38am
Il processo di evoluzione degli standard e' un fatto naturale; dopo avere seguito la parte audio/video di MPEG per anni posso confermare che non esistono standard "immobili". Vale la stessa cosa per ODF (che ha avuto grandi e piccole modifiche nel tempo) e mi sembra naturale che accada anche per gli altri standard ISO. In questo senso il processo di evoluzione e' naturale, specialmente se e' fatto in modo aperto e trasparente. Avendo seguito di persona la standardizzazione di OXML posso pero' osservare che l'apertura o trasparenza e' spesso assai ridotta, e che sarebbe molto meglio se gli incontri di enti quali ISO fossero pubblici e con transcript visionabili. OASIS, IETF e IEEE seguono questo approccio (con mailing list pubbliche) e sarei assai felice se lo facesse anche ISO. A titolo di esempio, la modifica di ODF proposta da Giuseppe e' stata fatta ad OASIS, e non ad ISO.

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