Open Source, cosa succede al di là dell’Oceano? Negli ultimi mesi a seguito degli annunci di Microsoft c’è stato molto fermento nel mondo open source, cosa sta succedendo realmente? Quali saranno le ripercussioni sulle comunità di sviluppatori? Abbiamo discusso di ciò con Roberto Galoppini, un esperto di Open Source commerciale che tiene molto spesso seminari specifici sull'argomento in molte università italiane. Microsoft ha annunciato la futura apertura al mondo Open Source, cosa succede al gigante americano, vera svolta strategica o pura opportunità?
Quello che oggi si profila come un nuovo possibile scenario, in cui Microsoft apre spazi collaborativi (CodePlex), programmi per sviluppatori open source (Open Source Hero) e iniziative di partnership per ISV open source (NXT), ha radici lontane.
Sono oramai quasi quattro anni che Microsoft ha aperto il suo primo laboratorio Linux, due anni fa ha poi attivato il laboratorio open source e nel corso dell'ultimo anno ha avviato iniziative come il programma NXT per gli ISV (Independent Software Vendor) open source e recentissimamente il portale "Open Source Hero" dedicato agli sviluppatori. Ambienti collaborativi come CodePlex raccolgono oggi alcune centinaia di applicazioni, e migliaia solo le applicazioni open source su Sourceforge - il più vasto repository di applicazioni open source del mondo - che girano anche in ambiente Windows. Microsoft ha anche sottoposto due licenze all'Open Source Initiative, entrambe approvate, che rappresentano i due approcci all'open più diffusi, ed una di queste è di tipo copyleft, proprio come la licenza che per anni Microsoft ha chiamato "virale" (la GPL, ndr). Segno che qualcosa sta cambiando a Redmond.
La scelta, per quello che ho potuto vedere e toccare con mano (sono stato consulente per Microsoft in materia di strategia verso il mondo open) è una scelta strategica dettata da considerazioni di mercato.
Microsoft, dopo aver constatato che in molti casi addirittura il 50% del parco installato di note applicazioni, framework e database come SugarCRM, Eclipse e MySQL gira su piattaforma Microsoft, ha ponderato l'ipotesi di riappropriarsi di quel mercato offrendo loro uno stack integrato e supportato, di fatto andando a coprire un vero e proprio "buco" dell'offerta. Mi spiego meglio partendo da qualche numero sul mercato dell'offerta open: alcune decine di migliaia di applicazioni open source, di cui si stima che quasi 20.000 siano mature ed affidabili, qualche centinaio di operatori italiani specializzati nell'offerta di soluzioni open, quasi tutte micro-imprese con meno di 9 addetti.
Quindi se da una parte la dimensione del parco applicativo è enorme, dall'altra la frammentazione dei soggetti proponenti e le competenze su un numero limitatissimo di piattaforme rende complesso, se non impossibile, avvantaggiarsene. Si configura nei fatti una situazione del tipo che chi ha il pane non ha i denti, o soprattutto non ha quelli 'adatti'. E' noto infatti che aziende di medie-grandi dimensioni si rivolgano ad aziende ICT di analoga dimensione, ma è altrettanto vero che queste oggi si caratterizzino per una offerta tattica, spesso limitata a qualche piattaforma open blasonata arricchita con una offerta applicativa custom su cui è impossibile trovare altri soggetti in grado di erogarvi servizi. Siamo di fronte, in questi casi al service-lock-in, qualcosa che difficilmente potremmo definire come un mercato promettente.
E Microsoft, come si colloca in questo scenario? Il progressivo rilascio di interfacce ed API per i prodotti chiave della loro offerta sembra presagire un forte cambiamento, rifocalizzando l'azienda di Redmond sulle piattaforme e facilitando a terzi lo sviluppo di applicazioni e servizi basati sulle sue infrastrutture. In quest'ottica l'allargamento verso l'offerta open source è parte integrante di uno scenario in cui l'azienda progressivamente dismette una offerta verticale omnicomprensiva per tornare a valorizzare i "gioielli di casa", sui quali sono in corso azioni di revisione architetturale significativa. Si all'architettura modulare del nuovo IIS piuttosto che la nuova filosofia del windows server core, per avere due chiari esempi di come Microsoft abbia appreso la lezione del mondo open source. E forse ora è arrivato il momento per "restituire", le partnership e le partecipazioni alle attività delle community sono oramai all'ordine del giorno. Ho seguito personalmente alcuni diquesti sviluppi, come quello che ha portato Microsoft a contribuire al progetto Apache POI, grazie all'azienda europea dal cuore italiano Sourcesense, ma la maggior parte per ora avviene oltre oceano, dove l'open ha maggior fortuna imprenditoriale grazie ad un respiro finanziario adeguato ed ad un mercato più attento all'innovazione.
Spikesource, SugarCRM, Macadamian e molte altre aziende note nel mondo open hanno già iniziato a collaborare sistematicamente con Microsoft, e la complementarietà dell'offerta unita a uno ecosistema di imprese partner senza uguali (750,000 partner nel mondo, oltre 5 milioni di sviluppatori) e ad un brand riconoscibilissimo stanno aprendo nuovi e inaspettati scenari.
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January 21, 2010 from 9am to 5pm – Bologna, Hotel Savoia
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