Sul blog del gruppo olandese "e-collaboration among Dutch NGO’s" è in linea un post che presenta i principali temi discussi in occasione del meeting sull'open content rivolto agli operatori del settore della cooperazione allo sviluppo, che si è svolto ad Amsterdam il 22 maggio.

Il post si intitola, significativamente, “If you can’t open it, you don’t own it” – Owner’s manifesto"

A parte la coincidenza del tema (ricordate PAAL 2008?), mi sembra un altro, piccolo, segnale della sensibilità degli olandesi al tema dell'open source...

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Alexjan Carraturo Comment by Alexjan Carraturo on July 1, 2008 at 9:06pm
Credemi, non voleva essere un insulto, diciamo che era un modo per dire che hai fornito un parere dotto, ma per certi versi molto ad alto livello, più prossimo a livelli "macro" piuttosto che la visione dal basso o "micro". Con questo non voglio dire che sia un male, anzi, serve molto avere una visione ad ampio spazio. Solo che non bisogna trascurare la base, che in questo contesto potrebbe fare una resistenza dannosa, sia per la causa, che per loro stessi, il tutto senza rendersene conto.

Ovviamente era solo un opinione, e non un giudizio, e spero che tu l'abbia sentito come tale. Ad ogni modo è ovvio che per molte realtà il passaggio va "forzato", onde evitare le interminabili lungaggini e resistenze immotivate.
Laura Manconi Comment by Laura Manconi on July 1, 2008 at 7:26pm
condivido: cambiare fa fatica (anche ai giovani, affezionati alle loro tecnologie siano ipod o xbox...) e serve che i boyscout ogni tanto "costringano" la vecchietta ad attraversare la strada e non semplicemente le offrano il braccio per accompagnarla...

A me interessa capire come hanno fatto le tante PA che hanno adottato il software opensource forzare le resistenze dei dipendenti cresciuti nel paradosso ECDL che Alexjan citava. Mi interessa un pò meno sentire descrivere le applicazioni, le funzionalità, i servizi...insomma, sono curiosa della persona e meno della macchina o del software.

Alexjan, ti sembro sempre accademica?
Flavia Marzano Comment by Flavia Marzano on July 1, 2008 at 6:41pm
"animo slackware" ... tra le tante questa non me l'aveva mai detta nessuno!
:-)
Alexjan Carraturo Comment by Alexjan Carraturo on July 1, 2008 at 5:09pm
"Servono dei Must": con buona capacità di sintesi hai riassunto perfettamente il concetto del mio post precedente.... non avrei saputo dirlo meglio.

Per il fatto che i tasti e non il mouse può indicare solamente che dentro di te vive uno spirito informatico, che scalpita per non accontentarsi dell "user friendly"..... un animo slackware potrebbe albergare nella Flavia che noi tutti conosciamo
Flavia Marzano Comment by Flavia Marzano on July 1, 2008 at 4:51pm
Condivido tutto, spezzo solo una lancia in favore di chi, magari non giovanissimo come me, fa fatica a "cambiare"...
Cambiare costa energia, tempo, voglia e cambia volentieri solo chi capisce che cambiare, almeno in questo caso (sw libero nella PA), è eticamente/politicamente/sociamente/economicamente corretto!
Quando sono passata da Office a OOo ho sofferto un po' per abituarmi ai diversi tasti funzionali (detesto il mouse e lavoro più possibile a tastiera), stesso dicasi per quando sono passata da PC a Mac... cambiare stanca, per questo dovrebbero esserci degli indirizzi politici più forti!
Insomma servono dei "must" e non dei "may"! Molti paesi europei lo hanno fatto, prima o poi ce la faremo anche noi, dobbiamo solo resistere un minuto in più del nemico e siamo tanti... ce la faremo!
Alexjan Carraturo Comment by Alexjan Carraturo on June 30, 2008 at 11:54pm
A onor del vero la tua risposta mi sembra un po' troppo accademica. Molte volte, in molti siti, mailing list, etc etc mi sono trovato a parlare di PA. Con mio grande sgomento ho notato come vengano considerate sovente come un unico blocco pensante.... cosa che a mio avviso è errato.

La sfida del software libero, a mio avviso obbligatorio all'interno delle PA, non si ferma principalmente sul piano economico, ma anche su una constatazione su quello che è l'impiegato medio: "accidioso"...

Non si intende questo come un "Gli impiegati non lavorano", anzi, lavorano, e hanno imparato a farlo su prodotti proprietari; in maniera abbastanza cieca però, la "pigrizia mentale" li avvolge. Di fatto pensano che cambiando sistema dovrebbero reinparare tutto a partire dall'applicativo più utilizzato... MSoffice. Molti di noi sanno che con i prodotti open, dopo un breve periodo di disorientamento, in realtà la produttività aumenta invece che diminuire.... il dramma che questa gente, oltre agli ovvi interessi economici delle ditte che hanno in appalto la gestione informatica, è anche il fatto che hanno una paura disastrosa di cambiare. Ho visto uffici con PC atti a conservare documenti importanti con Windows 98 e Office 97.... oltre alle inefficienze di questi sistemi c'è anche da ricordarne le potenziali insicurezze per i dati stessi.

Eppure non esiste sistema per convincere l'impiegato medio, che, una qual volta imparato un sistema, impararne un altro e ben misera fatica. Io personalmente, discuto abitualmente con un impiegato con mansioni di quadro che, nonostante gli mostri gli innumerevoli vantaggi economici/tecnici/applicativi del software libero, ancora oggi richiede solo prodotti microsoft.

E cio vale anche nelle case della gente: a volte penso che la "pirateria" (termine che uso impropriamente, ma consapevolmente) dei vari prodotti Microsoft in molte case italiane sia stato un grosso vantaggio per la Microsoft stessa. Di fatto la gente, convinta di avere tra le mani un prodotto gratis ( e credetemi ce ne sono ), si è fidelizzata a tal punto a quei prodotti, da non poterne più fare a meno, anche quando entra nell'ambito lavorativo. Se le persone invece fossere realmente costrette a pagare quel prodotto, probabilmente, con tempi direi da record passerebbero a software libero.

Probabilmente non vedete il nesso tra l'esempio di "casa" e PA; ma il nesso c'è. Infatti anche nel mondo del lavoro pubblico, molto spesso si ha la percezione che quelle cose non siano pagate, perchè non pagate di tasca propria... non è infrequente una frase del tipo "Office, tanto a noi ce lo danno a gratis".... ma non sanno che quel gratis in realtà qualcuno lo paga, ed è la stessa PA.

Più e più volte abbiamo mostrato esempi di passaggi a tecnologie open, con dei risparmi in tempo e produttività notevole... cio nonostante le persone che sono fuori dalla comunità rimangono sorde anche alle evidenze e le contradizioni dell'utilizzo di "software proprietario in ambiente pubblico".

Scusate il sermone, ma lo faccio per mettere in evidenza che prima di tutto c'è bisogno di un cambio di mentalità forte.... finche esisteranno cose come l'ECDL ( e qui condivido a pieno titolo il giudizio del Prof. Davoli ), in cui si insegna che sapendo usare 4 applicativi Microsoft si sappia usare il computer, e che all'infuori di questo non c'è niente..... sarà difficile far comprendere tutto quello che abbiamo detto sin ora...

Mi fermo perchè se scrivo altre due righe diventa un talk.... a presto
Laura Manconi Comment by Laura Manconi on June 28, 2008 at 6:55pm
è vero, sono avanti...e forse non sarà facile raggiungerli. L'esempio che ho segnalato però riguarda il settore della cooperazione (ed è chiaro a tutti quali sono i vantaggi di usare sw aperto in questo campo...) ma la vera sfida, in Italia come in Olanda, è il settore pubblico, penso siate daccordo con me.
E' importante continuare con la presentazione delle buone pratiche (vedi PAAL) italiane però proverei ad allargare il discorso ai processi organizzativi: non solo quale sw scelgo ma anche come e a quali problemi posso andare incontro, come amministrazione pubblica, passando all'opensource. Quali sono i costi, quante risorse umane devo formare per usare questo sw, se e come devo modificare l'infrastruttura hw...penso che i tanti casi di successo che sono stati presentati a PAAL abbiano dietro queste esperienze e mi piacerebbe sentirle raccontare perchè penso che anche attraverso uno scambio di questo tipo si aiuti l'opensource ad affermarsi. Anche in Italia (e con buona pace degli olandesi). :-)
Flavia Marzano Comment by Flavia Marzano on June 27, 2008 at 12:49pm
In effetti il divario è maggiore perché:
- loro sono avanti
- noi siamo indietro!
Alexjan Carraturo Comment by Alexjan Carraturo on June 27, 2008 at 12:42pm
Beh, direi che non sono gli olandesi ad essere avanti, siamo noi ad essere indietro... non trovate?
Flavia Marzano Comment by Flavia Marzano on June 27, 2008 at 11:08am
Gli olandesi sono un pezzo avanti... ci trasferiamo?
Visti i caldi di questi giorni quasi quasi...

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William Shakespeare

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